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numero 23 - Luglio 2010
'Romagna solatia, dolce paese', recita una classica rima pascoliana scritta nell’ormai lontano 1891.Tra i tanti repentini sconvolgimenti che interessano la nostra instabile epoca questa affermazione può fortunatamente ancora dirsi ben vera. Se se ne chiede una prova oggettiva, la si può forse trovare osservando la natura romagnola, sia essa ancora selvaggia come la penisola di Boscoforte e i cavalli che vi dimorano, o coadiuvata dall’uomo come accade per gli sterminati filari di vite da cui mani esperte sanno trarre vino. Una natura a volte semplicemente sottolineata, per renderne più facilmente decifrabile la carica poetica, oppure riprodotta nel tentativo di fissarne un riflesso, o addirittura emulata, come nel caso delle architetture antiche e moderne che sempre si ispirano alla sua perfezione ed al suo rigore, anche quando si propongono di contrastarla ...
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